Buco Nero

Sammy15 - 'The Black Hole'

Sammy15 – ‘The Black Hole’

Sono il buco nero di me stesso,
la forza che attrae per distruggere,
l’entropica energia della dissoluzione.

Le stelle brillanti gravitano attorno a me
e trovano la loro inesorabile dipartita
nell’oscurità che non ha dimensione.

(di Igor Comunale)

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Concorso o non concorso?

Quando ho scoperto via facebook di questo concorso ero piuttosto combattuto. Non credo di potermi definire un poeta, mi vedo più come una persona che usa un mezzo per esprimersi. E nemmeno sono competitivo, dal momento che non provo alcun interesse nel primeggiare tra gli altri. Eppure una voce nella mia mente mi sussurrava di farlo. Di mettere alla prova questi versi e vedere come sarebbero stati accolti. Del resto che utilità c’è nello scrivere poesie e non condividerle con nessuno? Mille dubbi e mille titubanze, ma con un po’ di incoraggiamento altrui ho deciso di iscrivermi al concorso. La parte difficile è stata selezionare la poesia da inviare… A me piacciono tutte quante e ognuna per me ha un significato unico. Comunque alla fine ci sono riuscito e ho già inviato tutto. La scadenza è per il 21 Dicembre… Staremo a vedere!

Albero

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Erik Brede – ‘Growing Up’

Era un albero antico
quello che sorgeva
contorto dalla terra.

Testimone del tempo,
radici profonde che
gli elementi furiosi non
poterono sradicare.

E tu accarezzavi la
corteccia nodosa
con le tue mani.

Bianca creatura silvestre.

Il tempo si ferma
in un istante eterno,
congelato per sempre.

E io ti guardo meravigliato.

E ogni cosa, soave, svanisce.

(di Igor Comunale)

Notte

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Marco Tidu – ‘Notte’

Ed è nell’ora più buia
della Notte che mi sento
davvero me stesso.

Le tenebre celano,
ma l’assenza della luce
abbagliante del sole rivela
più di quanto non appaia.

Il buio mi culla come fosse
la mia urna, dimenticata.
La quiete, il clamore morto
della notte più silenziosa.

C’è luce nelle tenebre e
oscurità nella luce.
Tutto si fonde e si confonde.

Non mi resta altro che sprofondare…

(di Igor Comunale)

Elementi della mia poetica

Ho iniziato a scrivere poesie con l’idea di trovare un veicolo per esprimere determinate immagini e pensieri nel modo più adatto. La prosa non mi sembrava utile a dare forma alle emozioni e alle visioni spesso oniriche che affollano la mia mente.
La poesia, grazie al suo particolare linguaggio, ha l’indubbio pregio di non necessitare lunghe descrizioni, o peggio spiegazioni. La poesia è immediata come la prosa non potrà mai essere. Ho deciso volutamente di non utilizzare metrica o rime studiate: penso che oggi la poesia migliore debba essere anarchica, proprio come la struttura dei nostri pensieri. Rompere le regole non è un problema nella nostra mente, dove le idee appaiono e si dipanano senza una logica da noi discernibile. A volte persino apparentemente incoerente.
Così esploro il mio inconscio, un viaggio stupefacente per me stesso per primo. Nelle mie poesie parlo poco di esperienze del mondo reale. Mi voglio concentrare maggiormente sul lato onirico e emozionale. Il mondo che appare in ciò che scrivo è solo vagamente collegato alla realtà, tutto assume una dimensione e un valore differente.
Ho spiegato anche più di quanto mi piaccia fare, quindi lascerò giudicare i miei lettori senza più intervenire in maniera così ‘didascalica’. Spero che i miei versi possano trasmettere qualcosa anche a persone che non mi conoscono. Magari non il senso inteso da me, ma ‘un senso’.

Cos’è la Poesia?

Mark Rothko – ‘Conditioned Rothko Aryclic’

Una domanda non da poco. Me lo sono chiesto molte volte, soprattutto ora che le poesie le scrivo io.
Come definire qualcosa di così complesso?
Io definisco la poesia ‘immagini e emozioni in parole’. È una caratteristica intrinseca del linguaggio poetico essere in grado di veicolare questi messaggi. In questo vedo una forte vicinanza tra pittura e poesia. Lo scopo di queste due arti è molto vicino. Come in pittura, anche in poesia si può trattare di metafisica, descrivere persone, luoghi o trasportare il fruitore in un mondo onirico.
Oggi la poesia si trova in uno strano limbo. È risaputo che come genere letterario, meno commerciale di altri, in questo momento stia subendo una forte crisi. In libreria è difficile che qualcuno compri poesia a parte i grandi classici degli autori famosi.
Quindi vale ancora la pena di fare poesia?
Io credo di sì. Innanzitutto è un mezzo di espressione catartico, in prima battuta importante per chi la scrive.
Secondariamente è una forma di arte piuttosto universale, richiede la conoscenza della lingua, certo, e oggi purtroppo non è cosa scontata, ma è più immediata di molte altre.
Forse ai giorni nostri dovremmo iniziare a ragionare sul sincretismo delle arti, ad avvicinare le forme di espressione invece di continuare a tenerle separate. È un discorso che intendo approfondire e che a mio parere potrebbe essere la chiave per liberare la poesia dalla soffitta dove l’abbiamo rinchiusa.
In quanto laureato in filosofia, oltretutto, trovo che uno dei mezzi migliori per trattare questi temi si il metodo poetico. Pensando agli antichi esempi, quale il ‘De Rerum Natura’, non trovo errato un ritorno a quel metodo. Considero filosofia e arte da sempre molto legate e temo un mondo in cui le due cose possano trovarsi separate. Osserviamo il mondo con la ragione, certo, ma non dobbiamo dimenticare che l’uomo non è solo apollineo, ma anche fortemente dionisiaco. La poesia rappresenta lo spazio dionisiaco delle nostre esistenze.
Immagino una sintesi di pittura, poesia e filosofia. Penso che sia un obiettivo realizzabile. Persino auspicabile. Con il nostro desiderio di catalogare e separare stiamo perdendo di vista il potenziale dell’incontro tra discipline diverse. Il futuro presenta infinite possibilità, bisogna solo coglierle.