Revelation time part X

Alcune settimane fa ho cominciato questi appuntamenti con criptici riferimenti a A.D., il protagonista indiscusso (quantomeno all’inizio) della nuova trilogia. Poi due settimane fa lo avete potuto vedere grazie al lavoro di Francesca Marina costa e avete scoperto che il suo nome è Aleister. Continuando su questa falsariga proseguo ancora con altre indiscrezioni su questo oscuro personaggio.
Aleister fa un lavoro molto strano. Si autodefinisce investigatore dell’occulto e in effetti la descrizione è molto calzante. Laddove ci sono dei misteri sovrannaturali da svelare, la gente che vuole fare chiarezza si rivolge a lui. Questa attività è iniziata in maniera piuttosto casuale. Vi parlavo di come Aleister sia animato dal desiderio di vendetta. E’ stato proprio questo sentimento a condurlo sulla strada che sta percorrendo. Dal momento che l’evento è già dato per scontato all’inizio della storia non vi faccio nessuno spoiler anticipandovi che Aleister vuole vendicare la morte di sua moglie e di sua figlia, avvenuta in circostanze inquietanti. Per questo motivo il nostro personaggio si impegna a risolvere i casi più inquietanti e anormali, alla ricerca dell’assassino della sua famiglia.
Questo rende Aleister un personaggio dalla psicologia piuttosto contorta. Cupo e riflessivo, solo con poche persone si permette di mostrare la parte pù nascosta di sé. Aleister è un uomo forte temprato dalle tragedie della sua vita, ma è anche intimamente molto fragile. Perseguitato da incubi spaventosi quanto a volte profetici, Aleister dorme molto poco e questo ha contribuito ad invecchiarne precocemente i lineamenti.
Queste sono soltanto alcune sfaccettature della complicata personalità di Aleister, che vedrà un costante sviluppo nel passaggio dal primo al secondo libro della trilogia. Nel terzo capitolo della saga si potrà assistere alla risoluzione (ancora non chiara nemmeno a me stesso) del complesso bandolo della sua psiche. Insomma, potrà anche sembrare un “preso male” all’inizio, ma un obbligo che mi sono imposto è quello di mostrare ai lettori lo sviluppo della sua personalità. Ho tentato di creare un protagonista il più realistico possibile, dotato di tante sfaccettature come oguno di noi.
A volte entrare nella mente di Aleister è spaventoso, ma a mio parere egli rappresenta nel bene e nel male ciò che contraddistingue ogni essere umano. E in fondo, da qualche parte, forse è rimasto un barlume di speranza…

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Come si scrive un romanzo fantasy? – Parte II

Eccoci giunti al secondo appuntamento con questa rubrica. Come promesso oggi tratteremo di un paio di temi interessanti.
La settimana scorsa ho consigliato agli aspiranti scrittori fantasy di partire innanzitutto dalla storia che intendono raccontare. Ora a questo riguardo vorrei sfatare un grande mito: le storie originali non esistono. Detta così l’affermazione suona strana… lasciate che vi spieghi meglio. Il punto è che dai tempi dell’Epopea di Gilgamesh a oggi, ogni tipo possibile di storia fantasy è già stata scritta.
Conoscete la teoria strutturalista a proposito delle fiabe? In poche parole è quella che ci dice che in realtà tutte le fiabe del mondo, se vengono studiate in modo comparativo, si rivelano essere riconducibili a delle tipologie primitive comuni. Per esempio ‘San Giorgio e il Drago’ è una storia che si inquadra nella categoria dell’eroe che si scontra col mostro per salvare la donzella/il villaggio/la sua vita.
Lo stesso vale per il nostro amato genere fantasy. Se prendete tutte le storie che amiamo e le scomponete negli elementi essenziali, salta all’occhio come la struttura sottostante sia sempre la stessa. Per esempio ‘Il Signore degli Anelli’. Gli elementi essenziali sono: il viaggio, la guerra, la cerca. Se prendete la trilogia delle ‘Cronache’ di Margaret Weis e Tracy Hickman, troverete gli stessi temi e la stessa struttura.
Quindi in realtà quando parliamo della nostra storia, quella che vogliamo intensamente scrivere, dobbiamo fare i conti con la realtà: tutte le storie fantasy sono già state scritte. A mio parere, giunti a questa realizzazione, è inutile rimanere incagliati sulla questione che il nostro romanzo debba per forza essere una novità epocale super originale (in fatto di trama).
Non temete però, non rimaniamo per questo privi di strumenti per scrivere un’ottima storia. Ci rimane la possibilità di essere originali nella forma, se non nel contenuto. E’ qui che lo scrittore può veramente riuscire a proporre qualcosa di nuovo o quantomento che non sappia troppo di già visto. Vi faccio l’esempio di Martin, l’odiato/amato autore di ‘A Song of Ice and Fire’ (il ‘Trono di Spade’, ma era figo dirlo in inglese). Già, proprio lui. Anche perché il vecchio Martin non ci presenta una trama così sconvolgente se ci limitiamo a parlare della storia in sé. Ma è la modalità che ha scelto per narrarla a far spiccare i suoi libri sopra agli altri. Quello stile dal punto di vista dei singoli personaggi che alcuni adorano e altri non sopportano. Fatto sta che funziona veramente bene.
Prima ancora di iniziare a scrivere, ma con in mente la storia che vogliamo raccontare e le amosfere da evocare, è giunto il momento di decidere il come. Come racconteremo la nostra nuova storia fantasy? Useremo uno stile particolare? La prima o la terza persona? Tempo imperfetto o presente? Adotteremo un solo punto di vista o più di uno? Il narratore sarà onniscente oppure no? Come sarà il linguaggio? Aulico o moderno? E tante, tante altre interessanti possibilità tutte da vagliare. Questa fase è molto delicata, ma non esistono formule perfette. Qui è lo scrittore a dover scegliere come improntare il suo lavoro. Il mio consiglio è usare il metodo che funziona meglio per voi e col quale siete più a vostro agio. Del resto questo romanzo dovete scriverlo prima che qualcuno possa leggerlo.
Sistemata questa parte, ormai pronti ad affrontare il lavoro vero e proprio della scrittura, possiamo finalmente dedicarci ai nostri personaggi. Non siete costretti ad avere già un’idea precisa e ben delineata di tutti i personaggi del romanzo. L’importante è averne presente almeno qualcuno, come ad esempio i protagonisti iniziali della vicenda e il loro antagonista principale. Non c’é nulla di male nell’aggiungere personaggi in itinere (anche protagonisti). Anzi, questo contribuirà a dare al vostro romanzo un senso di maggiore realismo e di evoluzione cronologica della storia.
Nel creare i personaggi molti autori alle prime armi rischiano di cadere in delle trappole mortali. Una di queste è la minaccia Mary Sue (o Gary Stu). Badate: caderci non significa essere dei cattivi scrittori. In genere capita spesso ai giovani privi di esperienza di non accorgersi del pericolo in tempo, ma la Mary Sue non ha età. Come difendersi da questa creatura spaventosa? L’aspirante scrittore deve utilizzare una sana dose di autocritica e chiedere magari un aiuto esterno a qualche amico. Bisogna analizzare il nostro protagonista (o i nostri protagonisti) e capire se stiamo proiettando su di esso le nostre aspettative e i nostri desideri. La nostra creatura non deve essere un nostro clone più figo. Ovviamente un autore mette in tutti i suoi personaggi una parte di se stesso. Il problema nasce quando il protagonista diventa una vera e propria proiezione nella storia di noi stessi. Ogni personaggio, per essere credibile, deve essere dotato di una psicologia e di motivazioni proprie, che ci servano da strumento nella stesura della nostra opera. Questo perché ovviamente ci teniamo che i nostri lettori trovino il tutto credibile e non sollevino il sopracciglio ogni due per tre davanti all’ennesima “sboronata” autocelebrativa del nostro protagonista.
Veniamo ad un’altra trappola micidiale: ‘i personaggi cristoni fighi allucinanti che fanno tutto loro e nessuno li ferma’. Possono essere protagonisti o antagonisti, ma in questo caso cambia poco. Un personaggio in grado di fare sempre tutto bene, di superare ogni singolo ostacolo e che non è mai in difficoltà:

  1. stanca il lettore
  2. riattiva la sua incredulità
  3. rende la storia prevedibile

Che siano umani o meno, i vostri personaggi non dovrebbero essere dei superuomini sempre e comunque. Se li fornite di qualche debolezza e le fate pure uscire durante la narrazione, se ogni tanto li fate anche perdere, la vostra storia ne avrà solo da guadagnarci. Lo spessore psicologico dei personaggi passa proprio da qui. Il lettore deve poter credere, finché vi legge, che un eroe o un cattivo simile possa esistere realmente. Non importa se è dotato di poteri disumani, l’importante è che siano bilanciati da almeno un tallone d’Achille di qualche tipo. Anche Superman, dopotutto, ha la criptonite.
Con questi consigli (spero utili), apro la caccia alla Mary Sue (o al Gary Stu) e vi saluto! La prossima volta, tenetevi forte, parleremo della creazione del mondo del vostro romanzo fantasy!

Revelation time part IX

Come promesso, per l’appuntamento revelations, ecco la prima illustrazione dei personaggi della mia nuova trilogia. Questo è Aleister, il nostro protagonista. Mi piace molto come Francesca ha reso l’espressione cupa e riflessiva del suo volto. Se andate a rileggere il primo appuntamento delle revelations, scommetto che anche voi direte: ma questo è proprio lui!

Opera di Franscesca Marina Costa © 2014

Opera di Franscesca Marina Costa © 2014

Scrittore Fantasy 2014 AD

Stavo pensando proprio oggi, fra mille altri ragionamenti, a come poter considerare attualmente il “mestiere” dello scrittore fantasy in Italia. Nel nostro Paese il genere non gode di molta fama. L’unica scrittrice che sembra riuscire ad avere un seguito forte è Licia Troisi con Mondadori. Per il resto, il fantasy propriamente detto è relegato ad innumerevoli case editrici medie e minori. Grande è stato il successo dell’urban fantasy negli ultimi anni, ma anche esso sembra trovarsi alle prese con un declino apparentemente inevitabile.
In questo panorama, per molti versi scoraggiante, cosa può aspettarsi un aspirante scrittore di fantasy? In periodi di crisi, si sa, ognuno cerca di arrangiarsi come può. Però non è di certo per i guadagni che uno scrittore decide di pubblicare romanzi di questo genere letterario. Se è questo il caso, io consiglierei a tali individui di smettere subito. Se il fantasy non lo scrivete perché avete dentro qualcosa (un pensiero, un’idea o anche solo una storia) da condividere, allora state perdendo tempo. Non si riesce a vivere pubblicando fantasy come sola attività qui in Italia.
Io so perché scrivo fantasy. La mia motivazione è molto semplice: i romanzi realistici mi annoiano. Tutto qui. Non riesco a leggerli (se non in rarissimi casi), figuriamoci a scriverli. Del resto ciò che spesso mi domando è: ma a chi potrebbe mai interessare una banalissima storia in cui descrivo un mondo che è quello di sempre e dove parlo di episodi banali della vita di ogni giorno? Chi sarebbe interessato a leggere il mio libro di tragedie mondane quando basta accendere il televisore per assistere a tutte le brutture del mondo? Questo non significa che io disprezzi gli autori di prosa realistica o i loro lettori. Il discorso è ben differente. Io cerco di scrivere delle storie che prima di tutto intrattengano me. Io sono il mio pubblico più severo. Se scrivo qualcosa e rileggendolo lo trovo noioso, non mi viene nemmeno lontanamente l’idea di proporlo a dei lettori. Se annoia me, figuriamoci loro!
Disprezzo però una categoria di persone che io definisco gli “intellettualoidi”. Coloro che, se non è Proust o Joyce, piuttosto non leggono. Coloro che superficialmente credono che il fantasy sia sempre e solo un genere “di intrattenimento” privo di qualsiasi spessore superiore. Eppure anche nei mondi fantasy avvengono le tragedie, si consumano gli amori più grandi e l’odio dell’uomo si scatena con fura devastante. Eppure ogni passione umana esiste anche in quei luoghi immaginari, dove lottano e si agitano personaggi animati dalle stesse nostre emozioni, paure e motivazioni.
Io credo che molte difficoltà del genere fantasy in questo nostro Paese siano da attribuire a questa temuta categoria. Costoro guardano dall’alto in basso ogni aspirante scrittore, pronti a demolire coloro che “non sono abbastanza seri” per essere definiti letterati. E con questo non critico Proust o Joyce, che per alcuni versi trovo molto apprezzabili. Io condanno un certo atteggiamento di sufficienza con cui questi “intellettualoidi” considerano tutto ciò che non possono categorizzare nei loro semplici schemi.
Il mio particolare invito rivolto a tutti gli aspiranti scrittori di fantasy è quello di continuare a scrivere e a provare a pubblicare. Forse non compariremo nelle vetrine di Feltrinelli e Mondadori, ma il mondo del fantasy italiano è florido e ricco. Siamo tanti, anche se generalmente ci crediamo una minoranza, e un libro dopo l’altro possiamo far sentire la nostra voce. Ai lettori di fantasy, invece, mi rivolgo con un sorriso di gratitudine. Continuate a leggerci: se il nostro amato fantasy continua ad esistere è soprattutto merito vostro. Ma ricordate che italiano non è sinonimo di scarsa qualità. Anche noi scrittori italiani abbiano tanto da dire in proposito!

Luce Porpora, un racconto horror di Igor Comunale

Signori e signore, finalmente il racconto è pubblicato in formato ebook su Smashwords! La cosa positiva è che su questa piattaforma il racconto è disponibile in diversi formati, quindi non vi serve per forza il Kindle per leggerlo! Spero che la mia storia horror vi piaccia! Aspetto i vostri commenti e le vostre impressioni in proposito!!!
Grazie a Tania per la revisione e a Francesca per la bella copertina!

Leggi Luce Porpora di Igor Comunale

Come si scrive un romanzo fantasy? – Parte I

In questi giorni ho girato un po’ per la rete leggendo vari articoli che trattavano l’annosa questione. Ora vorrei condividere con voi la mia opinione di scrittore fantasy.
Ho letto consigli di tutti i tipi e molte volte si indica come punto iniziale del lavoro la creazione del mondo o di un protagonista.
Hey, hey, calma! Prima di estrarre le pistole, cowboys, vediamo di non farci prendere troppo dall’entusiasmo. A mio parere cominciare da uno di questi due passi è un errore da evitare come la peste per motivi che vi indicherò immediatamente.
Vi chiederete: perché dici che partire dalla creazione del mondo è un errore? Il motivo è semplice: questa operazione è molto delicata e può farvi cadere in alcune trappole stilistiche.
Innanzitutto potreste creare un’ambientazione fin troppo dettagliata, per poi scoprire che molti dei dettagli che avete faticosamente ideato non servono a nulla nell’economia della storia che volete raccontare. Ciò significa aver lavorato tanto per niente. O peggio: potreste venir presi dall’impeto storiografico e geografico di cacciare a forza nel vostro romanzo tutti i dettagli del mondo per il semplice motivo che ci avete lavorato così tanto che desiderate condividerli al più presto.  Ciò potrebbe trasformare il vostro agognato romanzo in un noioso trattato geografico, pieno di particolari degni di un’ambientazione GdR che però finirebbero per soffocare la storia e spezzare la narrazione.  Dal momento che né io né voi siamo Tolkien (e quello era un maledetto genio), lascerei stare una creazione anticipata e dettagliata di un intero mondo e ci tornerei più tardi.
E ora una nuova obiezione: perché creare subito un protagonista lo definisci errore? Cominciamo con una controdomanda: perché poi vi serve così tanto sapere tutto del vostro eroe ancor prima di aver ideato una storia? E perchè (dice una vocetta stridula) il protagonista dovrebbe essere uno solo?  Ragioniamo su queste domande.  Qual’è il pericolo in questo caso? Uno dei maggiori trabocchetti in cui è facile cadere è che potreste creare un protagonista che è troppo figo per essere credibile. La vostra elfa maga/guerriera stragnocca che sconfigge tutti i nemici diventerebbe ben presto noiosa. Quando arriveremo a creare i personaggi, scopriremo che spesso è più interessante dividere le proprie forze nello sviluppo di più protagonisti e di far scoprire i loro pregi e difetti pian piano che la trama si sviluppa. Questo aiuta a rendere la storia varia e interessante, nonché vi fornisce nelle mani lo strumento di narrare la vostra storia da diversi punti di vista. Non dico arrivare agli estremi di Martin, ma allarga molto i vostri orizzonti narrativi.
E adesso mi chiederete: e allora, signor genio, da dove cominciamo? Vedo che ho attratto la vostra attenzione. Molto bene, ora sto per stupire coloro che hanno scritto gli articoli che ho letto.  Si inizia da un’idea.
Dovete avere in mente che tipo di storia volete raccontare. Il primo passo per scrivere un fantasy, ma non solo, è avere nella nostra testolina ben chiaro cosa vogliamo andare a narrare. Sarà una storia in cui gli eroi devono salvare il mondo dal male? Una storia inquadrata dal punto di vista dei cattivi di turno che hanno un loro terribile scopo? Una storia relativa al classico topos del viaggio/della guerra? Racconterà di un’epoca mitica quando gli dei camminavano tra gli uomini? Se sentite di possedere una risposta chiara alla domanda: di cosa tratterà il mio romanzo? Vi rispondo con una buona notizia: ora siete sulla buona strada per scrivere un fantasy!
Ma andiamo avanti ancora. Fantastico, sappiamo ora che la nostra storia tratterà di X. Bello vero? Adesso però vi sorgeranno sicuramente altri dubbi. Ma adesso creo i personaggi? Creo il mondo? Buoni, buoni, miei cari Saetta McQueen. Ancora un po’ di pazienza. Ora sarà meglio invece ragionare su quale atmosfere volete evocare con il vostro fantasy. Le possibilità sono moltissime. Volete scrivere una storia dai toni epici? Oppure una dalle tinte realistiche? Sarà una disperata corsa contro il tempo, oppure un lento trascinarsi in un mare di disperazione? L’atmosfera sarà leggera o molto seria e intensa? Sapere in che direzione muoversi a questo punto del lavoro è indispensabile. Questa decisione andrà a ripercuotersi su tutta la vostra narrazione. Influirà sul vostro stile, vi darà la forza di andare avanti a scrivere e trasmetterà al lettore tutte le vostre idee ed emozioni meglio di qualsiasi storia stra-originale (che, come vedremo, è un concetto assurdo di per sé).
Per oggi abbiamo concluso. Vi aspetto sempre qui per la seconda puntata la settimana prossima. Vi parlerò di alcuni argomenti interessanti tra cui: la vostra storia deve essere per forza super mega originale? Esiste qualcosa che non sia ancora stato scritto? Come creo dei personaggi che non siano Mary Sue o che non diano l’impressione di essere Dio in terra?
Alla fine di tutto questo percorso, mi aspetto di leggere presto i vostri nuovi romanzi fantasy!

Revelation time part VIII

Fino ad ora vi ho parlato molto di personaggi ed ambientazione. Forse oggi è il caso di spiegare meglio che cosa intendo quando parlo di dark fantasy e di fantasy horror.
Dark fantasy, per come lo interpreto io, è un tipo di fantasy che predilige le atmosfere cupe a quelle spesso sfavillanti del fantasy epico. Il mondo è un posto molto oscuro, i misteri e gli orrori si nascondono dove meno ci si aspetta. Dall’esterno la vita dei personaggi potrà anche apparire normale, ma là fuori da qualche parte… si tratta innanzitutto di trasmettere un certo senso di incombente minaccia. I confini del fantasy classico ben presto si piegano e deformano, come alcune fiabe si tramutano in inquietanti storie di paura da un momento all’altro. E’ difficile spiegare a parole un’emozione, ma provate a pensare: l’inquietudine che provate quando tornate a casa la sera tardi e udite dei passi alle vostre spalle, la paura irrazionale che sentite quando la luce salta e rimanete d’improvviso nelle tenebre, il reverenziale timore di camminare in un luogo abbandonato… Queste sono situazioni che tutti abbiamo vissuto e che possono aiutare a comprendere che cosa intendo per ambientazione dark fantasy. Insomma, il mondo è un luogo tranquillo e razionale, ma solo finché non calano le tenebre e si è soli ad affrontare la propria paura.
In quanto alla definizione di fantasy horror, lo vedo come una sintesi tra i due generi. Apparentemente sembrano molto distanti tra di loro. Il fantasy descrive quasi sempre mondi diversi dal nostro, mentre l’horror si tende ad ambientarlo in un mondo tutto sommato simile a quello reale. Ma uno dei principali anelli di congiunzione è il soprannaturale. Nel fantasy esiste la magia in una forma o nell’altra, nell’horror esistono cose che razionalmente non dovrebbero esserci. La fusione prefetta tra i due generi non è semplice: è necessario riuscire a mantenere l’elemento di meraviglia davanti all’incredibile che proviene dal fantasy e allo stesso tempo non perdere quel sentimento di orrore incombente, pronto a sconvolgere la mente umana nel senso opposto. Meraviglioso e terribile: così descriverei il fantasy horror. Peraltro, essendo un grandissimo amante delle opere di Lovecraft, potrei definire il mio genere un fantasy horror cosmico. Uso questo termine aggiuntivo per indicare una narrativa che esula dalla mera prospettiva umana per interessarsi ad un ottica più universale. In questo considero un vero maestro anche il grande Moorcock, capace di trasmettere l’immagine dell’oltre, di ciò che sfugge alle facoltà comprensive della mente dell’uomo. I misteri del cosmo sono innumerevoli e noi siamo piccoli in confronto ad esso. Piccoli ed insignificanti nello schema più grande delle cose. Ma un ruolo nello spettacolo lo abbiamo, nonostante sia ingannevole pensare che esso sia sotto il nostro controllo.
Con queste inquietanti considerazioni, vi lascio. Magari non spegnete la luce questa notte. E’ tutto normale, ma sapete… per sicurezza…

Revelation time part VII

Oggi parliamo di religione. Del resto cosa sarebbe un mondo fantasy senza questo importante elemento strutturale della società? Certo, la cosa bella è che nei mondi fantasy (figata) gli dei esistono davvero e intervengono personalmente tramite i loro chierici nelle vicende del mondo.
La divinità principale dell’ambientazione dark fantasy che mi sono studiato è una dea dell’ordine e della legge. Fin qui tutto molto classico, ma attenzione! I mortali conoscono gli dei solo indirettamente, chi dice che tutti i miti attorno alle divinità debbano per forza rispecchiare la realtà delle cose? Il buon G., Sommo Araldo della Luce, è il capo spirituale della chiesa della dea, ma anche egli, sebbene dotato di poteri mistici donati dalla sua divinità, non può comunicare direttamente con essa.
Insomma, contrariamente alla maggioranza dei mondi fantasy, ho voluto mantenere dei dubbi riguardo alle divinità. Concedono di poter far uso di miracoli ai più convinti sostenitori del loro clero, ma non ersiste un contatto diretto con il dio.
Esistono poi altre divinità minori che sono incaricate di vegliare su alcuni aspetti del mondo mortale, ma nel libro compaiono ben poco essendo perlopiù venerati da piccoli culti poco organizzati. Quella della dea della legge invece è una vera e propria chiesa molto potente e ricca. La leggenda narra che la dea dell’ordine abbia portato per prima struttura e fissità ad un mondo caotico e in perenne mutamento.
Un accenno speciale alla regina delle fate… una dea incarnata che potrete conoscere nel secondo libro della trilogia. Il suo nome suonerà volutamente famigliare: non preoccupatevi, le fate sono un popolo strano, folle e pericoloso!

Revelation time part VI

Oggi parlerò di chi e cosa popola il mondo che mi sono pensato.
Iniziamo dagli umani. Sono ovunque, sono tanti, forse troppi. La società dell’etnia principale che anima l’ambientazione del primo romanzo è ancora feudale, nonostante esista già una borghesia che ha saputo farsi strada con le sue sole forze e il potere… Dei soldi. Una vasta umanità che alla luce del sole vive guidata dalla speranza nell’avvenire e dalla ragione. Di notte le cose cambiano, poiché davanti ai fuochi si narrano storie superstiziose di mostri e di magie innominabili alla luce del sole. Insomma, i mostri non esistono, ma occhio che non si sa mai!
Cosa esiste di altro nel mondo? Le leggende parlano di fate (satiri, naiadi, silfidi, gnomi, driadi e altro ancora). A parte le storielle, la gente non sa nulla di questi esseri schivi. Che si conosce dalle leggende? Che sono esseri inaffidabili e infidi. Che cambiano facilmente umore e che passano da amichevoli a spaventosi nel giro di istanti.
Poi là fuori si narra dei morti inquieti, spettri, vampiri, ghoul e peggio.
Oltre a questi, le leggende più antiche e dimenticate parlano di mostri provenienti da altre dimensioni, folli e dalle fattezze spaventose. I racconti a questo proposito sono molto conflittuali. L’unico dettaglio che rimane identico: incontrare questi abomini in genere conduce alla morte (atroce) e alla pazzia (completa).