Un mondo di stronzi?

Benvenuti a questa nuova rubrica delle riflessioni randomiche di Aigor. Il titolo credo abbia attirato la vostra attenzione. Ottimo.
La mia domanda e’ molto semplice: in un mondo di stronzi, bisogna essere stronzi?
Argomentiamo. La mia convinzione attuale e’ che il mondo che abbiamo costruito si basi principalmente su due pilastri:
– l’Utile
– il Consumismo
Stili di vita che vengono adattati anche alle relazioni umane, non solo alla nostra esistenza relativa al mondo fenomenico che ci circonda.
L’Utile, applicato alle relazioni umane, si articola nella concezione che se tu altro non mi torni utile in qualche maniera, allora non mi servi e non vale la pena sprecare tempo con te.
Alcuni esempi possono essere:
– l’utilita’ dell’altro per il successo della propria carriera
– l’utilita’ dell’altro come ricerca di appoggio e comprensione a una sola strada (per se stessi senza offrirne agli altri)
– l’utilita’ dell’altro dal punto di vista relazionale (accettabile come possibile ragazzo/a, scartato in caso contrario)
Sono solo alcuni esempi, i piu’ semplici che mi vengono in questo frangente.
Passando al discorso riguardo al Consumismo applicato ai rapporti umani, si intende la visione delle relazioni interpersonali come prodotto, proprieta’ da possedere come una sorta di valuta. Si ricollega al concetto di Utile sotto diversi aspetti.
Nella fattispecie, la relazione interprersonale e’ Consumo in quanto puo’ essere facilmente sostituita senza troppi problemi da un modello nuovo e differente. Quindi viene considerato lecito ‘gettare’ i rapporti di ‘vecchio modello’ ormai onerosi dal punto di vista di impegno relazionale.
Sono convinto che questi due pilastri siano il fondamento della societa’ attuale, che ne rappresentino la piu’ sincera rappresentazione.
Ora, queste sono le persone che definisco col termine di ‘stronzi’ come da titolo.
Credo che alcune persone siano proprio cosi’ di loro e che altre tendano a diventarlo come forma di autodifesa partendo da una base ‘neutra’.
Quindi arriviamo al discorso della necessita’.
Se l’universo umano e’ composto dagli stronzi nell’accezione definita in precedenza, l’unica via di uscita e’ adattarsi accettando una forma di conformismo e diventare a nostra volta stronzi?
Io non possiedo una facile risposta a questa domanda.
Ma ho delle mie convinzioni dettati dal fatto di conoscere profondamente me stesso, quello che sono e quello che non sono.
Io non voglio essere uno di questi ‘stronzi’.
Io decido che non voglio credere che l’unica forma di interazione umana possibile sia da basare su questo presupposto.
Vuoi che voglio fare il ribelle, vuoi che voglio fare l’anticonformista, ma io non accetto che sia il mondo a dettare le mie regole.
Creo le mie regole e dovra’ essere il mondo ad adattarsi.
Rivoluzione copernicana di stampo kantiano forse, ma non per questo meno attuale.
Non voglio far parte degli stronzi e non ne faro’ parte.
Fate del vostro meglio, stronzi, non mi avrete mai.

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What Time is It? Insomnia Time!

Vivere con l’insonnia è un po’ come avere quarant’anni e abitare con la tua mamma settantenne petulante.Per quanto tu possa provare non riuscirai mai a liberartene del tutto.
Esistono due tipi di insonnia: faticare a prendere sonno e svegliarsi senza motivo in piena notte senza riuscire a riprendere sonno.
Quelli fortunati, come me, le hanno entrambe.
Il risultato è che ti trascini in giro per tutto il giorno come uno zombie haitiano fottuto. Poi magari dormi anche a caso qualche ora… Poi provi a dormire la sera e là torna la vecchia madre di cui sopra.
Per quanto giustamente esausto tu possa addormentarti relativamente presto, giustamente stanco, ecco che ti chiama: ‘Howard!’ di Big Bang Theoriana memoria.
Ora se ti svegli in piena notte e non c’è verso di dormire hai due opzioni: la prima è rigirarti inutilmente nel letto nel buio, la seconda è applicarti in varie attività che vanno dalla poesia a scrivere lunghi status descrittivi su Facebook.
Chi ne soffre sa di cosa parlo, chi non l’ha mai avuta ti guarda e pensa ‘Boh, ma che problema avrà quello?’.
E si può anche pensare ‘Ma prenditi una cazzo di pillola’, ‘Caro c’è questo rimedio erboristico che…’, però a un certo punto scopri anche che con la tua insonnia ti trovi in un rapporto conflittuale di amore e di odio.
Ti toglie il sonno, sei sempre stanco, ma si raggiunge quello stato che gli alcolisti chiamano ‘il momento di lucidità’. Quell’attimo in cui in mezzo al caos ti sembra tutto perfettamente chiaro e in cui ti pare di sapere con estrema precisione tutto ciò di cui hai bisogno nella tua esistenza.
Inizi a vivere nel tuo mondo onirico di sogno lucido.
E Poe diceva di odiare il sonno, quelle piccole fette di morte.
Anche se sai bene come è morto Poe alla fine.
Amici insonni della notte, il nostro mondo è una quarta dimensione. E sappiamo bene che un giorno ci mancherà la nostra vecchia madre ebrea ossessiva.
‘Howard!’.

Cos’è la Poesia?

Mark Rothko – ‘Conditioned Rothko Aryclic’

Una domanda non da poco. Me lo sono chiesto molte volte, soprattutto ora che le poesie le scrivo io.
Come definire qualcosa di così complesso?
Io definisco la poesia ‘immagini e emozioni in parole’. È una caratteristica intrinseca del linguaggio poetico essere in grado di veicolare questi messaggi. In questo vedo una forte vicinanza tra pittura e poesia. Lo scopo di queste due arti è molto vicino. Come in pittura, anche in poesia si può trattare di metafisica, descrivere persone, luoghi o trasportare il fruitore in un mondo onirico.
Oggi la poesia si trova in uno strano limbo. È risaputo che come genere letterario, meno commerciale di altri, in questo momento stia subendo una forte crisi. In libreria è difficile che qualcuno compri poesia a parte i grandi classici degli autori famosi.
Quindi vale ancora la pena di fare poesia?
Io credo di sì. Innanzitutto è un mezzo di espressione catartico, in prima battuta importante per chi la scrive.
Secondariamente è una forma di arte piuttosto universale, richiede la conoscenza della lingua, certo, e oggi purtroppo non è cosa scontata, ma è più immediata di molte altre.
Forse ai giorni nostri dovremmo iniziare a ragionare sul sincretismo delle arti, ad avvicinare le forme di espressione invece di continuare a tenerle separate. È un discorso che intendo approfondire e che a mio parere potrebbe essere la chiave per liberare la poesia dalla soffitta dove l’abbiamo rinchiusa.
In quanto laureato in filosofia, oltretutto, trovo che uno dei mezzi migliori per trattare questi temi si il metodo poetico. Pensando agli antichi esempi, quale il ‘De Rerum Natura’, non trovo errato un ritorno a quel metodo. Considero filosofia e arte da sempre molto legate e temo un mondo in cui le due cose possano trovarsi separate. Osserviamo il mondo con la ragione, certo, ma non dobbiamo dimenticare che l’uomo non è solo apollineo, ma anche fortemente dionisiaco. La poesia rappresenta lo spazio dionisiaco delle nostre esistenze.
Immagino una sintesi di pittura, poesia e filosofia. Penso che sia un obiettivo realizzabile. Persino auspicabile. Con il nostro desiderio di catalogare e separare stiamo perdendo di vista il potenziale dell’incontro tra discipline diverse. Il futuro presenta infinite possibilità, bisogna solo coglierle.

Giudizi inutili e noiosi

Io credo fermamente nel sacrosanto diritto del lettore di leggere le mie storie e dire la sua. Se è piaciuta una mia storia ovviamente mi fa piacere, ma se non è piaciuta credo che potrò continuare a vivere serenamente per il resto dei miei giorni. Ciò che trovo fastidiosa invece è la pretesa di dare giudizi ‘da intenditori’ quando l’unico proposito evidente è smontare punto per punto il lavoro di uno scrittore. Lo voglio far sapere a tutti: non mi interessano minimamente le lunghe critiche dettagliate di chi pensa di saperla più lunga e insegnare il mestiere agli altri. Prendo atto delle critiche quando esse sono costruttive e poste con i modi dovuti. L’arrogantello che si crede grande intenditore però non lo sopporto proprio. Specie quando mi vengono criticati come ‘errori’ delle volute scelte stilistiche. Non si può piacere a tutti e non è questo il fine ultimo del mio lavoro. Voglio condividere le storie che mi girano per la testa con chiunque possa trovarle interessanti. Se tale non è il proprio caso, ci sono tanti scrittori là fuori. Leggetene uno che vi possa piacere e risparmiatemi le vostre noiose, pedanti e dettagliate critiche non richieste.

Come si scrive un romanzo fantasy? – Parte III

Ed ecco come promesso il terzo capitolo della serie. Abbiamo parlato a lungo di quali sono i primi passi da compiere per cominciare a scrivere il nostro romanzo fantasy. Giunti al terzo appuntamento, è giunta l’ora di approfondire la creazione del mondo!
E’ un passo molto importante, da non sottovalutare certo, ma senza attribuirgli una rilevanza eccessiva. Ogni buon romanzo fantasy necessita di un’ambientazione adeguata. Ma come fare a creare un intero mondo soltanto con l’ausilio della nostra fantasia? Fortunatamente esistono dei metodi per trovare le idee più azzeccate per noi e adattarle al nostro bisogno.
Per prima cosa è importante definire se il nostro nuovo mondo si ispira ad un determinato periodo storico o se preferiamo mescolare più elementi per creare qualcosa di insolito. Molti romanzi fantasy sono ambientati con lo sfondo di un Medioevo europeo geneticamente modificato. Questa non è però la nostra unica opzione! Molti periodi storici del mondo reale forniscono elementi unici per creare un’ambientazione fantastica. Per esempio possiamo decidere di avvalerci di un Medioevo differente, magari prendendo come esempio quello del mondo arabo oppure quello del Giappone. Una scelta simile potrebbe già essere quel particolare che differenzia il nostro romanzo fantasy da tutti gli altri. Oppure possiamo appoggiarci ad una diversa epoca storica, come l’antichità o il Rinascimento. In questo modo abbiamo anche una certa idea di quale livello tecnologico e sviluppo politico tenere come riferimento per il nostro mondo. Nulla ci vieta di prendere elementi differenti da diversi periodi storici e mescolarli a nostro piacimento. Per esempio un Antico Egitto dove la tecnologia è quella del Rinascimento con la politica dell’Antica Grecia. L’importante è che la scelta resti coerente per mantenere quel minimo di credibilità necessaria a non riattivare l’incredulità del lettore.
Presa questa decisione dobbiamo ora determinare quali elementi fantasy sono presenti nel nostro mondo. La magia è la scelta classica, ma non per questo banale. Decidere il funzionamento della magia nella nostra ambientazione è fondamentale se vogliamo introdurla. Del resto anche essa dovrà seguire particolari leggi. Una magia semplicemente in grado di fare tutto con uno schiocco di dita non è credibile. Le regole che ne determinano il funzionamento dovranno essere chiare e applicabili a diverse situazioni, altrimenti la verosimiglianza del nostro mondo (già abbastanza inverosimile per sua definizione) la possiamo anche salutare. Altri elementi fantasy possono essere la presenza di mostri, di razze alternative a quella umana, di luoghi meravigliosi e altri dettagli che possano rendere unico il nostro mondo. In genere sconsiglierei di adoperare un’ambientazione fantasy eccessivamente “classica”. Purtroppo di mondi abitati da elfi e nani, draghi e orchi, maghi che scagliano sfere di fuoco ne esistono già a bizzeffe. Qualche elemento di originalità a questo riguardo di sicuro non guasta, anche senza cercare di fare a tutti i costi “quelli alternativi”.
Un aspetto molto comune dei mondi fantasy è la creazione di un pantheon di divinità o di qualche forma di religiosità equivalente. Non siamo costretti a inserire questo elemento spirituale nel nostro romanzo, ma ci sono comunque dei ventaggi nel farlo. Prima di tutto abbiamo la possibilità di rendere tangibile e anche spettacolare l’intervento delle divinità nel nostro mondo immaginario. In secondo luogo possiamo usare la tematica religiosa per rendere più corposa la nostra trama. Certo non dobbiamo scrivere un testo sacro né fondare un nostro culto personale, ci basteranno degli elementi di base che possano essere al servizio della nostra storia. Anche in questo caso l’ispirazione possiamo trarla dalla storia e dalle mitologie dei diversi popoli, magari intervenendo qua e là con qualche rittocco personale.
Inquadrate le caratteristiche generali del mondo fantasy che stiamo andando a creare possiamo sbizzarrirci a inventare città, rovine, castelli, catene montuose, laghi, fiumi e tutto ciò che vogliamo inserirci. Ora però emerge un pericolo: quello del trattato geografico. Non dobbiamo mai dimenticare che il mondo che stiamo creando dovrà essere funzionale alle esigenze della storia che vogliamo raccontare. E’ del tutto inutile inventare mille dettagli di ambientazione che non compariranno mai nel romanzo. Meglio partire da ciò che serve immediatamente: per esempio il luogo di partenza della storia. Per creare un’ambientazione gdr, come accennavo in un altro articolo, tantissimi dettagli sono la cosa più indicata, ma per un mondo fantasy che deve servire come sfondo per una narrazione ci conviene partire dal piccolo. Poi, mano a mano che ci addentreremo al fianco dei nostri protagonisti nei meandri del romanzo, possono essere rivelati nuovi luoghi, ma sempre quando questo si dimostra funzionale al nostro scopo. Creare un mondo infinitamente dettagliato può avere lo sgradevole effetto di indurci a voler per forza inserire tutto nel romanzo soltanto perché abbiamo faticato tanto per definire ogni singolo aspetto. Il pericolo del trattato geografico è sempre in agguato. E’ un mostro spaventoso il cui scopo è farci perdere di vista il nostro obbiettivo finale: raccontare una storia.
La creazione di un mondo fantasy è un grande impegno, ma è anche il dominio della completa libertà. Potere alla fantasia! Giocare a fare Dio è uno dei lati positivi di scrivere fantasy. Creare un mondo non è cosa di tutti i giorni. La regola più importante da tenere presente è la coerenza. Tutti gli elementi devono confluire in un insieme organico. Tenendo a mente questa legge la creazione procederà senza particolari intoppi e alla fine avremo tutti gli elementi di ambientazione necessari a supportare il nostro romanzo fantasy.
Ricordate: ogni elemento del mondo che state creando dovrà essere al servizio della storia. Potreste cedere alla tentazione del Lato Oscuro, ma resistete! Perseverate! Un mondo meraviglioso aspetta solo di essere creato da voi!

Come si scrive un romanzo fantasy? – Parte II

Eccoci giunti al secondo appuntamento con questa rubrica. Come promesso oggi tratteremo di un paio di temi interessanti.
La settimana scorsa ho consigliato agli aspiranti scrittori fantasy di partire innanzitutto dalla storia che intendono raccontare. Ora a questo riguardo vorrei sfatare un grande mito: le storie originali non esistono. Detta così l’affermazione suona strana… lasciate che vi spieghi meglio. Il punto è che dai tempi dell’Epopea di Gilgamesh a oggi, ogni tipo possibile di storia fantasy è già stata scritta.
Conoscete la teoria strutturalista a proposito delle fiabe? In poche parole è quella che ci dice che in realtà tutte le fiabe del mondo, se vengono studiate in modo comparativo, si rivelano essere riconducibili a delle tipologie primitive comuni. Per esempio ‘San Giorgio e il Drago’ è una storia che si inquadra nella categoria dell’eroe che si scontra col mostro per salvare la donzella/il villaggio/la sua vita.
Lo stesso vale per il nostro amato genere fantasy. Se prendete tutte le storie che amiamo e le scomponete negli elementi essenziali, salta all’occhio come la struttura sottostante sia sempre la stessa. Per esempio ‘Il Signore degli Anelli’. Gli elementi essenziali sono: il viaggio, la guerra, la cerca. Se prendete la trilogia delle ‘Cronache’ di Margaret Weis e Tracy Hickman, troverete gli stessi temi e la stessa struttura.
Quindi in realtà quando parliamo della nostra storia, quella che vogliamo intensamente scrivere, dobbiamo fare i conti con la realtà: tutte le storie fantasy sono già state scritte. A mio parere, giunti a questa realizzazione, è inutile rimanere incagliati sulla questione che il nostro romanzo debba per forza essere una novità epocale super originale (in fatto di trama).
Non temete però, non rimaniamo per questo privi di strumenti per scrivere un’ottima storia. Ci rimane la possibilità di essere originali nella forma, se non nel contenuto. E’ qui che lo scrittore può veramente riuscire a proporre qualcosa di nuovo o quantomento che non sappia troppo di già visto. Vi faccio l’esempio di Martin, l’odiato/amato autore di ‘A Song of Ice and Fire’ (il ‘Trono di Spade’, ma era figo dirlo in inglese). Già, proprio lui. Anche perché il vecchio Martin non ci presenta una trama così sconvolgente se ci limitiamo a parlare della storia in sé. Ma è la modalità che ha scelto per narrarla a far spiccare i suoi libri sopra agli altri. Quello stile dal punto di vista dei singoli personaggi che alcuni adorano e altri non sopportano. Fatto sta che funziona veramente bene.
Prima ancora di iniziare a scrivere, ma con in mente la storia che vogliamo raccontare e le amosfere da evocare, è giunto il momento di decidere il come. Come racconteremo la nostra nuova storia fantasy? Useremo uno stile particolare? La prima o la terza persona? Tempo imperfetto o presente? Adotteremo un solo punto di vista o più di uno? Il narratore sarà onniscente oppure no? Come sarà il linguaggio? Aulico o moderno? E tante, tante altre interessanti possibilità tutte da vagliare. Questa fase è molto delicata, ma non esistono formule perfette. Qui è lo scrittore a dover scegliere come improntare il suo lavoro. Il mio consiglio è usare il metodo che funziona meglio per voi e col quale siete più a vostro agio. Del resto questo romanzo dovete scriverlo prima che qualcuno possa leggerlo.
Sistemata questa parte, ormai pronti ad affrontare il lavoro vero e proprio della scrittura, possiamo finalmente dedicarci ai nostri personaggi. Non siete costretti ad avere già un’idea precisa e ben delineata di tutti i personaggi del romanzo. L’importante è averne presente almeno qualcuno, come ad esempio i protagonisti iniziali della vicenda e il loro antagonista principale. Non c’é nulla di male nell’aggiungere personaggi in itinere (anche protagonisti). Anzi, questo contribuirà a dare al vostro romanzo un senso di maggiore realismo e di evoluzione cronologica della storia.
Nel creare i personaggi molti autori alle prime armi rischiano di cadere in delle trappole mortali. Una di queste è la minaccia Mary Sue (o Gary Stu). Badate: caderci non significa essere dei cattivi scrittori. In genere capita spesso ai giovani privi di esperienza di non accorgersi del pericolo in tempo, ma la Mary Sue non ha età. Come difendersi da questa creatura spaventosa? L’aspirante scrittore deve utilizzare una sana dose di autocritica e chiedere magari un aiuto esterno a qualche amico. Bisogna analizzare il nostro protagonista (o i nostri protagonisti) e capire se stiamo proiettando su di esso le nostre aspettative e i nostri desideri. La nostra creatura non deve essere un nostro clone più figo. Ovviamente un autore mette in tutti i suoi personaggi una parte di se stesso. Il problema nasce quando il protagonista diventa una vera e propria proiezione nella storia di noi stessi. Ogni personaggio, per essere credibile, deve essere dotato di una psicologia e di motivazioni proprie, che ci servano da strumento nella stesura della nostra opera. Questo perché ovviamente ci teniamo che i nostri lettori trovino il tutto credibile e non sollevino il sopracciglio ogni due per tre davanti all’ennesima “sboronata” autocelebrativa del nostro protagonista.
Veniamo ad un’altra trappola micidiale: ‘i personaggi cristoni fighi allucinanti che fanno tutto loro e nessuno li ferma’. Possono essere protagonisti o antagonisti, ma in questo caso cambia poco. Un personaggio in grado di fare sempre tutto bene, di superare ogni singolo ostacolo e che non è mai in difficoltà:

  1. stanca il lettore
  2. riattiva la sua incredulità
  3. rende la storia prevedibile

Che siano umani o meno, i vostri personaggi non dovrebbero essere dei superuomini sempre e comunque. Se li fornite di qualche debolezza e le fate pure uscire durante la narrazione, se ogni tanto li fate anche perdere, la vostra storia ne avrà solo da guadagnarci. Lo spessore psicologico dei personaggi passa proprio da qui. Il lettore deve poter credere, finché vi legge, che un eroe o un cattivo simile possa esistere realmente. Non importa se è dotato di poteri disumani, l’importante è che siano bilanciati da almeno un tallone d’Achille di qualche tipo. Anche Superman, dopotutto, ha la criptonite.
Con questi consigli (spero utili), apro la caccia alla Mary Sue (o al Gary Stu) e vi saluto! La prossima volta, tenetevi forte, parleremo della creazione del mondo del vostro romanzo fantasy!

Scrittore Fantasy 2014 AD

Stavo pensando proprio oggi, fra mille altri ragionamenti, a come poter considerare attualmente il “mestiere” dello scrittore fantasy in Italia. Nel nostro Paese il genere non gode di molta fama. L’unica scrittrice che sembra riuscire ad avere un seguito forte è Licia Troisi con Mondadori. Per il resto, il fantasy propriamente detto è relegato ad innumerevoli case editrici medie e minori. Grande è stato il successo dell’urban fantasy negli ultimi anni, ma anche esso sembra trovarsi alle prese con un declino apparentemente inevitabile.
In questo panorama, per molti versi scoraggiante, cosa può aspettarsi un aspirante scrittore di fantasy? In periodi di crisi, si sa, ognuno cerca di arrangiarsi come può. Però non è di certo per i guadagni che uno scrittore decide di pubblicare romanzi di questo genere letterario. Se è questo il caso, io consiglierei a tali individui di smettere subito. Se il fantasy non lo scrivete perché avete dentro qualcosa (un pensiero, un’idea o anche solo una storia) da condividere, allora state perdendo tempo. Non si riesce a vivere pubblicando fantasy come sola attività qui in Italia.
Io so perché scrivo fantasy. La mia motivazione è molto semplice: i romanzi realistici mi annoiano. Tutto qui. Non riesco a leggerli (se non in rarissimi casi), figuriamoci a scriverli. Del resto ciò che spesso mi domando è: ma a chi potrebbe mai interessare una banalissima storia in cui descrivo un mondo che è quello di sempre e dove parlo di episodi banali della vita di ogni giorno? Chi sarebbe interessato a leggere il mio libro di tragedie mondane quando basta accendere il televisore per assistere a tutte le brutture del mondo? Questo non significa che io disprezzi gli autori di prosa realistica o i loro lettori. Il discorso è ben differente. Io cerco di scrivere delle storie che prima di tutto intrattengano me. Io sono il mio pubblico più severo. Se scrivo qualcosa e rileggendolo lo trovo noioso, non mi viene nemmeno lontanamente l’idea di proporlo a dei lettori. Se annoia me, figuriamoci loro!
Disprezzo però una categoria di persone che io definisco gli “intellettualoidi”. Coloro che, se non è Proust o Joyce, piuttosto non leggono. Coloro che superficialmente credono che il fantasy sia sempre e solo un genere “di intrattenimento” privo di qualsiasi spessore superiore. Eppure anche nei mondi fantasy avvengono le tragedie, si consumano gli amori più grandi e l’odio dell’uomo si scatena con fura devastante. Eppure ogni passione umana esiste anche in quei luoghi immaginari, dove lottano e si agitano personaggi animati dalle stesse nostre emozioni, paure e motivazioni.
Io credo che molte difficoltà del genere fantasy in questo nostro Paese siano da attribuire a questa temuta categoria. Costoro guardano dall’alto in basso ogni aspirante scrittore, pronti a demolire coloro che “non sono abbastanza seri” per essere definiti letterati. E con questo non critico Proust o Joyce, che per alcuni versi trovo molto apprezzabili. Io condanno un certo atteggiamento di sufficienza con cui questi “intellettualoidi” considerano tutto ciò che non possono categorizzare nei loro semplici schemi.
Il mio particolare invito rivolto a tutti gli aspiranti scrittori di fantasy è quello di continuare a scrivere e a provare a pubblicare. Forse non compariremo nelle vetrine di Feltrinelli e Mondadori, ma il mondo del fantasy italiano è florido e ricco. Siamo tanti, anche se generalmente ci crediamo una minoranza, e un libro dopo l’altro possiamo far sentire la nostra voce. Ai lettori di fantasy, invece, mi rivolgo con un sorriso di gratitudine. Continuate a leggerci: se il nostro amato fantasy continua ad esistere è soprattutto merito vostro. Ma ricordate che italiano non è sinonimo di scarsa qualità. Anche noi scrittori italiani abbiano tanto da dire in proposito!

Come si scrive un romanzo fantasy? – Parte I

In questi giorni ho girato un po’ per la rete leggendo vari articoli che trattavano l’annosa questione. Ora vorrei condividere con voi la mia opinione di scrittore fantasy.
Ho letto consigli di tutti i tipi e molte volte si indica come punto iniziale del lavoro la creazione del mondo o di un protagonista.
Hey, hey, calma! Prima di estrarre le pistole, cowboys, vediamo di non farci prendere troppo dall’entusiasmo. A mio parere cominciare da uno di questi due passi è un errore da evitare come la peste per motivi che vi indicherò immediatamente.
Vi chiederete: perché dici che partire dalla creazione del mondo è un errore? Il motivo è semplice: questa operazione è molto delicata e può farvi cadere in alcune trappole stilistiche.
Innanzitutto potreste creare un’ambientazione fin troppo dettagliata, per poi scoprire che molti dei dettagli che avete faticosamente ideato non servono a nulla nell’economia della storia che volete raccontare. Ciò significa aver lavorato tanto per niente. O peggio: potreste venir presi dall’impeto storiografico e geografico di cacciare a forza nel vostro romanzo tutti i dettagli del mondo per il semplice motivo che ci avete lavorato così tanto che desiderate condividerli al più presto.  Ciò potrebbe trasformare il vostro agognato romanzo in un noioso trattato geografico, pieno di particolari degni di un’ambientazione GdR che però finirebbero per soffocare la storia e spezzare la narrazione.  Dal momento che né io né voi siamo Tolkien (e quello era un maledetto genio), lascerei stare una creazione anticipata e dettagliata di un intero mondo e ci tornerei più tardi.
E ora una nuova obiezione: perché creare subito un protagonista lo definisci errore? Cominciamo con una controdomanda: perché poi vi serve così tanto sapere tutto del vostro eroe ancor prima di aver ideato una storia? E perchè (dice una vocetta stridula) il protagonista dovrebbe essere uno solo?  Ragioniamo su queste domande.  Qual’è il pericolo in questo caso? Uno dei maggiori trabocchetti in cui è facile cadere è che potreste creare un protagonista che è troppo figo per essere credibile. La vostra elfa maga/guerriera stragnocca che sconfigge tutti i nemici diventerebbe ben presto noiosa. Quando arriveremo a creare i personaggi, scopriremo che spesso è più interessante dividere le proprie forze nello sviluppo di più protagonisti e di far scoprire i loro pregi e difetti pian piano che la trama si sviluppa. Questo aiuta a rendere la storia varia e interessante, nonché vi fornisce nelle mani lo strumento di narrare la vostra storia da diversi punti di vista. Non dico arrivare agli estremi di Martin, ma allarga molto i vostri orizzonti narrativi.
E adesso mi chiederete: e allora, signor genio, da dove cominciamo? Vedo che ho attratto la vostra attenzione. Molto bene, ora sto per stupire coloro che hanno scritto gli articoli che ho letto.  Si inizia da un’idea.
Dovete avere in mente che tipo di storia volete raccontare. Il primo passo per scrivere un fantasy, ma non solo, è avere nella nostra testolina ben chiaro cosa vogliamo andare a narrare. Sarà una storia in cui gli eroi devono salvare il mondo dal male? Una storia inquadrata dal punto di vista dei cattivi di turno che hanno un loro terribile scopo? Una storia relativa al classico topos del viaggio/della guerra? Racconterà di un’epoca mitica quando gli dei camminavano tra gli uomini? Se sentite di possedere una risposta chiara alla domanda: di cosa tratterà il mio romanzo? Vi rispondo con una buona notizia: ora siete sulla buona strada per scrivere un fantasy!
Ma andiamo avanti ancora. Fantastico, sappiamo ora che la nostra storia tratterà di X. Bello vero? Adesso però vi sorgeranno sicuramente altri dubbi. Ma adesso creo i personaggi? Creo il mondo? Buoni, buoni, miei cari Saetta McQueen. Ancora un po’ di pazienza. Ora sarà meglio invece ragionare su quale atmosfere volete evocare con il vostro fantasy. Le possibilità sono moltissime. Volete scrivere una storia dai toni epici? Oppure una dalle tinte realistiche? Sarà una disperata corsa contro il tempo, oppure un lento trascinarsi in un mare di disperazione? L’atmosfera sarà leggera o molto seria e intensa? Sapere in che direzione muoversi a questo punto del lavoro è indispensabile. Questa decisione andrà a ripercuotersi su tutta la vostra narrazione. Influirà sul vostro stile, vi darà la forza di andare avanti a scrivere e trasmetterà al lettore tutte le vostre idee ed emozioni meglio di qualsiasi storia stra-originale (che, come vedremo, è un concetto assurdo di per sé).
Per oggi abbiamo concluso. Vi aspetto sempre qui per la seconda puntata la settimana prossima. Vi parlerò di alcuni argomenti interessanti tra cui: la vostra storia deve essere per forza super mega originale? Esiste qualcosa che non sia ancora stato scritto? Come creo dei personaggi che non siano Mary Sue o che non diano l’impressione di essere Dio in terra?
Alla fine di tutto questo percorso, mi aspetto di leggere presto i vostri nuovi romanzi fantasy!