Revelation time part XIII

Con l’avvicinarsi dell’uscita del primo libro della trilogia, le rivelazioni si diradano per non svelare troppo a coloro che vorrano leggerlo. Continua invece la pubblicazione delle bellissime illustrazioni dei personaggi ad opera di Francesca Marina Costa. Questa volta siamo alle prese con il Barone Grim (precedentemente indicato come Barone G.). Questo personaggio di cui vi ho già parlato, sarà molto importante nell’arco dell’intera trilogia. Possiede un carattere molto complesso che potrete imparare a conoscere entro pochi mesi. Mi piace molto l’aspetto marziale che Francesca ha conferito al personaggio e anche quello sguardo sornione di uno che la sa lunga.

Grim

Opera di Franscesca Marina Costa © 2014

Come si scrive un romanzo fantasy? – Parte III

Ed ecco come promesso il terzo capitolo della serie. Abbiamo parlato a lungo di quali sono i primi passi da compiere per cominciare a scrivere il nostro romanzo fantasy. Giunti al terzo appuntamento, è giunta l’ora di approfondire la creazione del mondo!
E’ un passo molto importante, da non sottovalutare certo, ma senza attribuirgli una rilevanza eccessiva. Ogni buon romanzo fantasy necessita di un’ambientazione adeguata. Ma come fare a creare un intero mondo soltanto con l’ausilio della nostra fantasia? Fortunatamente esistono dei metodi per trovare le idee più azzeccate per noi e adattarle al nostro bisogno.
Per prima cosa è importante definire se il nostro nuovo mondo si ispira ad un determinato periodo storico o se preferiamo mescolare più elementi per creare qualcosa di insolito. Molti romanzi fantasy sono ambientati con lo sfondo di un Medioevo europeo geneticamente modificato. Questa non è però la nostra unica opzione! Molti periodi storici del mondo reale forniscono elementi unici per creare un’ambientazione fantastica. Per esempio possiamo decidere di avvalerci di un Medioevo differente, magari prendendo come esempio quello del mondo arabo oppure quello del Giappone. Una scelta simile potrebbe già essere quel particolare che differenzia il nostro romanzo fantasy da tutti gli altri. Oppure possiamo appoggiarci ad una diversa epoca storica, come l’antichità o il Rinascimento. In questo modo abbiamo anche una certa idea di quale livello tecnologico e sviluppo politico tenere come riferimento per il nostro mondo. Nulla ci vieta di prendere elementi differenti da diversi periodi storici e mescolarli a nostro piacimento. Per esempio un Antico Egitto dove la tecnologia è quella del Rinascimento con la politica dell’Antica Grecia. L’importante è che la scelta resti coerente per mantenere quel minimo di credibilità necessaria a non riattivare l’incredulità del lettore.
Presa questa decisione dobbiamo ora determinare quali elementi fantasy sono presenti nel nostro mondo. La magia è la scelta classica, ma non per questo banale. Decidere il funzionamento della magia nella nostra ambientazione è fondamentale se vogliamo introdurla. Del resto anche essa dovrà seguire particolari leggi. Una magia semplicemente in grado di fare tutto con uno schiocco di dita non è credibile. Le regole che ne determinano il funzionamento dovranno essere chiare e applicabili a diverse situazioni, altrimenti la verosimiglianza del nostro mondo (già abbastanza inverosimile per sua definizione) la possiamo anche salutare. Altri elementi fantasy possono essere la presenza di mostri, di razze alternative a quella umana, di luoghi meravigliosi e altri dettagli che possano rendere unico il nostro mondo. In genere sconsiglierei di adoperare un’ambientazione fantasy eccessivamente “classica”. Purtroppo di mondi abitati da elfi e nani, draghi e orchi, maghi che scagliano sfere di fuoco ne esistono già a bizzeffe. Qualche elemento di originalità a questo riguardo di sicuro non guasta, anche senza cercare di fare a tutti i costi “quelli alternativi”.
Un aspetto molto comune dei mondi fantasy è la creazione di un pantheon di divinità o di qualche forma di religiosità equivalente. Non siamo costretti a inserire questo elemento spirituale nel nostro romanzo, ma ci sono comunque dei ventaggi nel farlo. Prima di tutto abbiamo la possibilità di rendere tangibile e anche spettacolare l’intervento delle divinità nel nostro mondo immaginario. In secondo luogo possiamo usare la tematica religiosa per rendere più corposa la nostra trama. Certo non dobbiamo scrivere un testo sacro né fondare un nostro culto personale, ci basteranno degli elementi di base che possano essere al servizio della nostra storia. Anche in questo caso l’ispirazione possiamo trarla dalla storia e dalle mitologie dei diversi popoli, magari intervenendo qua e là con qualche rittocco personale.
Inquadrate le caratteristiche generali del mondo fantasy che stiamo andando a creare possiamo sbizzarrirci a inventare città, rovine, castelli, catene montuose, laghi, fiumi e tutto ciò che vogliamo inserirci. Ora però emerge un pericolo: quello del trattato geografico. Non dobbiamo mai dimenticare che il mondo che stiamo creando dovrà essere funzionale alle esigenze della storia che vogliamo raccontare. E’ del tutto inutile inventare mille dettagli di ambientazione che non compariranno mai nel romanzo. Meglio partire da ciò che serve immediatamente: per esempio il luogo di partenza della storia. Per creare un’ambientazione gdr, come accennavo in un altro articolo, tantissimi dettagli sono la cosa più indicata, ma per un mondo fantasy che deve servire come sfondo per una narrazione ci conviene partire dal piccolo. Poi, mano a mano che ci addentreremo al fianco dei nostri protagonisti nei meandri del romanzo, possono essere rivelati nuovi luoghi, ma sempre quando questo si dimostra funzionale al nostro scopo. Creare un mondo infinitamente dettagliato può avere lo sgradevole effetto di indurci a voler per forza inserire tutto nel romanzo soltanto perché abbiamo faticato tanto per definire ogni singolo aspetto. Il pericolo del trattato geografico è sempre in agguato. E’ un mostro spaventoso il cui scopo è farci perdere di vista il nostro obbiettivo finale: raccontare una storia.
La creazione di un mondo fantasy è un grande impegno, ma è anche il dominio della completa libertà. Potere alla fantasia! Giocare a fare Dio è uno dei lati positivi di scrivere fantasy. Creare un mondo non è cosa di tutti i giorni. La regola più importante da tenere presente è la coerenza. Tutti gli elementi devono confluire in un insieme organico. Tenendo a mente questa legge la creazione procederà senza particolari intoppi e alla fine avremo tutti gli elementi di ambientazione necessari a supportare il nostro romanzo fantasy.
Ricordate: ogni elemento del mondo che state creando dovrà essere al servizio della storia. Potreste cedere alla tentazione del Lato Oscuro, ma resistete! Perseverate! Un mondo meraviglioso aspetta solo di essere creato da voi!

Revelation time part IX

Come promesso, per l’appuntamento revelations, ecco la prima illustrazione dei personaggi della mia nuova trilogia. Questo è Aleister, il nostro protagonista. Mi piace molto come Francesca ha reso l’espressione cupa e riflessiva del suo volto. Se andate a rileggere il primo appuntamento delle revelations, scommetto che anche voi direte: ma questo è proprio lui!

Opera di Franscesca Marina Costa © 2014

Opera di Franscesca Marina Costa © 2014

Revelation time part VIII

Fino ad ora vi ho parlato molto di personaggi ed ambientazione. Forse oggi è il caso di spiegare meglio che cosa intendo quando parlo di dark fantasy e di fantasy horror.
Dark fantasy, per come lo interpreto io, è un tipo di fantasy che predilige le atmosfere cupe a quelle spesso sfavillanti del fantasy epico. Il mondo è un posto molto oscuro, i misteri e gli orrori si nascondono dove meno ci si aspetta. Dall’esterno la vita dei personaggi potrà anche apparire normale, ma là fuori da qualche parte… si tratta innanzitutto di trasmettere un certo senso di incombente minaccia. I confini del fantasy classico ben presto si piegano e deformano, come alcune fiabe si tramutano in inquietanti storie di paura da un momento all’altro. E’ difficile spiegare a parole un’emozione, ma provate a pensare: l’inquietudine che provate quando tornate a casa la sera tardi e udite dei passi alle vostre spalle, la paura irrazionale che sentite quando la luce salta e rimanete d’improvviso nelle tenebre, il reverenziale timore di camminare in un luogo abbandonato… Queste sono situazioni che tutti abbiamo vissuto e che possono aiutare a comprendere che cosa intendo per ambientazione dark fantasy. Insomma, il mondo è un luogo tranquillo e razionale, ma solo finché non calano le tenebre e si è soli ad affrontare la propria paura.
In quanto alla definizione di fantasy horror, lo vedo come una sintesi tra i due generi. Apparentemente sembrano molto distanti tra di loro. Il fantasy descrive quasi sempre mondi diversi dal nostro, mentre l’horror si tende ad ambientarlo in un mondo tutto sommato simile a quello reale. Ma uno dei principali anelli di congiunzione è il soprannaturale. Nel fantasy esiste la magia in una forma o nell’altra, nell’horror esistono cose che razionalmente non dovrebbero esserci. La fusione prefetta tra i due generi non è semplice: è necessario riuscire a mantenere l’elemento di meraviglia davanti all’incredibile che proviene dal fantasy e allo stesso tempo non perdere quel sentimento di orrore incombente, pronto a sconvolgere la mente umana nel senso opposto. Meraviglioso e terribile: così descriverei il fantasy horror. Peraltro, essendo un grandissimo amante delle opere di Lovecraft, potrei definire il mio genere un fantasy horror cosmico. Uso questo termine aggiuntivo per indicare una narrativa che esula dalla mera prospettiva umana per interessarsi ad un ottica più universale. In questo considero un vero maestro anche il grande Moorcock, capace di trasmettere l’immagine dell’oltre, di ciò che sfugge alle facoltà comprensive della mente dell’uomo. I misteri del cosmo sono innumerevoli e noi siamo piccoli in confronto ad esso. Piccoli ed insignificanti nello schema più grande delle cose. Ma un ruolo nello spettacolo lo abbiamo, nonostante sia ingannevole pensare che esso sia sotto il nostro controllo.
Con queste inquietanti considerazioni, vi lascio. Magari non spegnete la luce questa notte. E’ tutto normale, ma sapete… per sicurezza…

Revelation time part VII

Oggi parliamo di religione. Del resto cosa sarebbe un mondo fantasy senza questo importante elemento strutturale della società? Certo, la cosa bella è che nei mondi fantasy (figata) gli dei esistono davvero e intervengono personalmente tramite i loro chierici nelle vicende del mondo.
La divinità principale dell’ambientazione dark fantasy che mi sono studiato è una dea dell’ordine e della legge. Fin qui tutto molto classico, ma attenzione! I mortali conoscono gli dei solo indirettamente, chi dice che tutti i miti attorno alle divinità debbano per forza rispecchiare la realtà delle cose? Il buon G., Sommo Araldo della Luce, è il capo spirituale della chiesa della dea, ma anche egli, sebbene dotato di poteri mistici donati dalla sua divinità, non può comunicare direttamente con essa.
Insomma, contrariamente alla maggioranza dei mondi fantasy, ho voluto mantenere dei dubbi riguardo alle divinità. Concedono di poter far uso di miracoli ai più convinti sostenitori del loro clero, ma non ersiste un contatto diretto con il dio.
Esistono poi altre divinità minori che sono incaricate di vegliare su alcuni aspetti del mondo mortale, ma nel libro compaiono ben poco essendo perlopiù venerati da piccoli culti poco organizzati. Quella della dea della legge invece è una vera e propria chiesa molto potente e ricca. La leggenda narra che la dea dell’ordine abbia portato per prima struttura e fissità ad un mondo caotico e in perenne mutamento.
Un accenno speciale alla regina delle fate… una dea incarnata che potrete conoscere nel secondo libro della trilogia. Il suo nome suonerà volutamente famigliare: non preoccupatevi, le fate sono un popolo strano, folle e pericoloso!

Revelation time part VI

Oggi parlerò di chi e cosa popola il mondo che mi sono pensato.
Iniziamo dagli umani. Sono ovunque, sono tanti, forse troppi. La società dell’etnia principale che anima l’ambientazione del primo romanzo è ancora feudale, nonostante esista già una borghesia che ha saputo farsi strada con le sue sole forze e il potere… Dei soldi. Una vasta umanità che alla luce del sole vive guidata dalla speranza nell’avvenire e dalla ragione. Di notte le cose cambiano, poiché davanti ai fuochi si narrano storie superstiziose di mostri e di magie innominabili alla luce del sole. Insomma, i mostri non esistono, ma occhio che non si sa mai!
Cosa esiste di altro nel mondo? Le leggende parlano di fate (satiri, naiadi, silfidi, gnomi, driadi e altro ancora). A parte le storielle, la gente non sa nulla di questi esseri schivi. Che si conosce dalle leggende? Che sono esseri inaffidabili e infidi. Che cambiano facilmente umore e che passano da amichevoli a spaventosi nel giro di istanti.
Poi là fuori si narra dei morti inquieti, spettri, vampiri, ghoul e peggio.
Oltre a questi, le leggende più antiche e dimenticate parlano di mostri provenienti da altre dimensioni, folli e dalle fattezze spaventose. I racconti a questo proposito sono molto conflittuali. L’unico dettaglio che rimane identico: incontrare questi abomini in genere conduce alla morte (atroce) e alla pazzia (completa).

Revelation time part V

Ora che vi ho presentato i personaggi principali, parliamo un po’ di ambientazione. Nella stesura di questa trilogia ci sono alcuni capisaldi nell’ambientazione che ho voluto mantenere:
– il mondo dove si svolgono le vicende è prettamente umano, niente elfi o nani del fantasy classico.
– la magia esiste nel mondo, ma è vista dalla maggior parte della popolazione come pericolosa e poco affidabile.
– i sacerdoti ottengono dei poteri dalla loro fede, ma si tratta soprattutto di miracoli di guarigione e protezioni contro le forze maligne.
– i mostri esistono, ma sono pochi e la popolazione è perlopiù all’oscuro della loro esistenza.
– esistono creature fatate schive e che gli uomini non incontrano mai, preferendole relegate alle leggende. Il popolo delle fate è variegato, inaffidabile e volitivo. Persino spaventoso a volte. Le fate sono folli dall’ottica umana, imprevedibili nei loro sbalzi d’umore.
– la scoperta della polvere nera è cosa comune. In guerra si usano pistole, moschetti e cannoni.
Queste scelte le ho fatte per veicolare l’idea di un mondo oscuro e pericoloso. L’uomo ignaro convivente di esseri più antichi e irrazionali. Un genere che mi ha sempre affascinato è quello del fantasy horror, una contaminazione che da qualche anno apprezzo molto. Unisce le mie due anime, quella di appassionato di fantasy e quella di amante dell’orrore, senza sacrificare nessuna delle due.
Non mi interessano più di tanto, ad esempio, le dettagliate descrizioni anatomiche dei mostri, ma quanto veicolare l’orrore, l’innaturalezza delle forme, la follia di concepire anche soltanto l’esistenza di queste cose con la mera e inferiore ragione umana.